Prof.ssa Marta Farnararo

prof.ssa Marta Farnararo

In ricordo di Marta Farnararo

Marta Farnararo, già professoressa ordinaria di Biologia presso l’Università degli Studi di Firenze, è stata per molti anni, autorevole punto di riferimento della sede fiorentina e socia stimata, fin dalle origini, della nostra Associazione.
Nata a Pontassieve nel 1939, Marta ha legato il proprio nome alla crescita della Biologia nell’Ateneo di Firenze. Il suo contributo fu determinante nella transizione dell’insegnamento di Biologia e Zoologia Generale a quello di Biologia Generale, Biologia Cellulare e Genetica nel corso di laurea in Medicina e Chirurgia- la formazione iniziale di tipo biochimico che Marta possedeva si rivelò particolarmente adatta ad effettuare questa transizione- e per la sua successiva introduzione negli altri corsi di laurea nei quali questa disciplina costituisce una componente essenziale. Era profondamente convinta della centralità della Biologia nella preparazione dei medici e dei professionisti della salute e sostenne questa convinzione con il rigore, la determinazione e la capacità organizzativa che tutti le riconoscevano.

Il suo ruolo nella comunità scientifica fiorentina andò però ben oltre la didattica. Fu Marta a portare a Firenze le colture cellulari, introducendo uno strumento destinato ad aprire prospettive nuove alla ricerca sperimentale e contribuendo in modo decisivo allo sviluppo della biologia cellulare. Non si trattò semplicemente di acquisire una tecnica, ma di creare competenze, trasmettere un nuovo modo di studiare la cellula e porre le basi per linee di ricerca che sarebbero cresciute negli anni successivi. Intorno a quell’esperienza si formarono giovani studiosi, nacquero collaborazioni e si consolidò una comunità scientifica della quale ancora oggi possiamo riconoscere l’eredità.

Nel corso della sua lunga attività presso il Dipartimento di Scienze Biochimiche, Marta condusse ricerche sui meccanismi di regolazione del metabolismo dei carboidrati in piastrine, fibroblasti e altri tipi di cellule in coltura, sulla trasduzione del segnale di membrana con particolare attenzione ai fosfolipidi e al ruolo svolto da lipidi bioattivi, sfingosina 1-fosfato in primis, dando vita a una produzione scientifica riconosciuta a livello internazionale. Al valore delle sue ricerche si univa una concezione alta dell’Accademia, intesa non soltanto come luogo di studio e di avanzamento delle conoscenze, ma anche come comunità fondata sulla responsabilità, sulla correttezza e sulla cura delle nuove generazioni.

Seguiva con attenzione la crescita dei giovani e sapeva esprimere grande equilibrio e profondità di giudizio nelle sedi valutative e concorsuali. Il suo rigore non era mai fine a sé stesso: nasceva dal rispetto per le istituzioni, per il lavoro scientifico e per le persone. Marta pretendeva molto, innanzitutto da sé stessa, perché considerava la formazione una responsabilità che non ammetteva superficialità.
Alla fermezza della docente e della scienziata si accompagnava, tuttavia, una profonda generosità. Lo dimostrava anche nei gesti meno visibili, nel tempo che dedicava agli studenti e nella disponibilità con cui cercava di aiutarli a superare le difficoltà. Un ricordo particolarmente significativo riguarda gli studenti stranieri che si presentavano al suo ricevimento: Marta li accoglieva con pazienza e rispiegava loro gli argomenti, anche più volte, fino a quando non fosse certa che li avessero realmente compresi. Non riduceva il livello delle proprie aspettative, ma offriva a ciascuno il tempo e gli strumenti necessari per raggiungerlo. In questa capacità di coniugare esigenza e attenzione si riconoscevano pienamente il suo modo di insegnare e la sua umanità.
Ho sperimentato personalmente questa sua attenzione verso i più giovani nel 2004, quando diventai ricercatrice di Biologia Applicata. Marta mi accolse fin dal primo momento con un rispetto che mi colpì profondamente e che non ho mai dimenticato. Nonostante la differenza di età, esperienza e ruolo, si rivolse a me come a una collega, riconoscendomi pienamente e facendomi sentire parte della comunità scientifica. Era un modo di accogliere che rivelava, insieme alla sua autorevolezza, una grande apertura e una generosità autentica.

Marta partecipò attivamente alla crescita dell’AIBG, condividendone il progetto culturale e contribuendo alla costruzione di una comunità capace di riunire biologi e genetisti impegnati nelle Facoltà di Medicina. Seppe essere una presenza autorevole e, allo stesso tempo, calorosa e conviviale.
I colleghi ricorderanno anche un oggetto divenuto quasi leggendario: la sua immancabile “agendina nera”, nella quale Marta aveva annotato e valutato, nel corso dei decenni, i ristoranti frequentati durante i congressi. Un repertorio prezioso e affidabile, al quale ci si poteva affidare con fiducia, soprattutto quando al convivio era presente lei. È un’immagine affettuosa che restituisce la Marta capace di stare con gli altri, di amare la buona compagnia e di rendere memorabili anche i momenti vissuti al di fuori delle aule e dei laboratori.

A questo ricordo se ne accompagna per me uno ancora più personale. I miei genitori ricordano sempre Marta quando arriva settembre e le noci ancora verdi, con il mallo, che per tanti anni le hanno mandato sapendo quanto le amasse. Marta si metteva in giardino a schiacciarle e le mangiava fresche con un po’ di sale. È un’immagine semplice, che restituisce la sua capacità di gustare con gioia i gesti di amicizia.
La biologia cellulare a Firenze, gli insegnamenti che contribuì a istituire, le persone che ha formato e la comunità scientifica alla quale dedicò tanta parte della propria vita continuano a testimoniare il valore del suo lavoro.

Chiara Donati

La Prof.ssa Marta Farnararo, recentemente scomparsa, ha rappresentato una figura di fondamentale importanza per l’Università degli Studi di Firenze e per l’intera comunità scientifica nazionale. Già Professore Ordinario di Biologia presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo fiorentino, ha legato indissolubilmente il suo nome alla nascita e allo sviluppo di interi percorsi accademici. Ha infatti offerto un contributo pionieristico e determinante per l’istituzione dell’insegnamento della  Biologia per il corso di laurea in Medicina e Chirurgia, promuovendone e guidandone successivamente l’introduzione in tutti gli altri corsi di laurea dell’Ateneo che prevedono tale disciplina nel proprio piano di studi.

Accanto a questo cruciale impegno didattico e organizzativo all’interno di UniFI, ha partecipato attivamente alla nascita e alla crescita dell’AIBG (Associazione Italiana di Biologia e Genetica), di cui è stata stimata socia fin dalle origini. Nel corso della sua lunga carriera all’interno del Dipartimento di Scienze Biochimiche la Prof.ssa Farnararo si è distinta anche per una seria attività di ricerca scientifica. I suoi studi, svolti in collaborazione con il suo gruppo di ricerca, si sono concentrati principalmente sul metabolismo cellulare, sulla trasduzione del segnale, sulla biochimica dei carboidrati e sulla caratterizzazione dei lipidi bioattivi, con una produzione scientifica di rilievo internazionale ampiamente documentata dalle sue pubblicazioni.

La sua scomparsa lascia un grande vuoto. Più che per slanci umanitari, la Prof.ssa Farnararo viene ricordata da colleghi e studenti per il suo carattere fermo e per un’assoluta dedizione all’insegnamento. Il suo rigore accademico era il riflesso del profondo rispetto che nutriva per la formazione dei futuri medici e professionisti della sanità, esigendo sempre il massimo per garantire una preparazione impeccabile. Al di fuori del rigore delle aule, tuttavia, era una persona estremamente piacevole e molto di compagnia.

Proprio per questa sua natura calorosa e gioiosa, moltissimi colleghi del settore la ricordano oggi con grande simpatia e profondo affetto. L’intera Società scientifica si unisce al dolore della famiglia e dei colleghi, esprimendo le più sentite condoglianze per la perdita di una figura cardine dell’Ateneo Fiorentino.

Alessandra Modesti