Prof.ssa Giovanna Bianchi Scarrà

In ricordo di Vanna
Giovanna Bianchi Scarrà — Vanna per tutti noi — è stata Professoressa Ordinaria di Biologia Applicata all’Università di Genova e uno storico riferimento per l’AIBG. Ha creduto profondamente nell’Associazione, che ha rappresentato per lei un luogo importante di confronto, collaborazione e crescita scientifica. A noi che l’abbiamo avuta come mentore ha insegnato a crescere all’interno dell’AIBG, a partecipare alla sua vita e a riconoscerne il valore come comunità scientifica.
I colleghi che fanno parte dell’Associazione da più tempo ricorderanno sicuramente il suo carattere forte e determinato, la sua voce inconfondibile e la tenacia con cui sapeva difendere un’idea e, soprattutto, trasformarla in qualcosa di concreto, ma anche la sua umanità, la sua dolcezza e il suo sorriso.
Ho conosciuto Vanna tanti anni fa quando entrai nel suo laboratorio per preparare la tesi. In realtà, fu lei a scegliere me: avevo inizialmente preso contatto con un laboratorio vicino al suo, ma Vanna venne a cercarmi e mi aprì le porte del suo mondo. Da allora, fino al suo pensionamento, l’ho vista praticamente ogni giorno: venticinque anni durante i quali mi ha formata come ricercatrice e mi ha accompagnata nella mia crescita professionale e personale.
Vanna è stata una scienziata capace di guardare avanti. Ha aperto la strada in Italia agli studi sulla genetica del melanoma e ha saputo cogliere molto presto le potenzialità della genetica oncologica. Il suo percorso scientifico ha attraversato molte delle tematiche proprie della nostra Associazione: dalla biologia cellulare e molecolare alla genetica generale e oncologica, fino allo studio dei meccanismi alla base dei tumori rari ed ereditari. Era capace di mettere insieme ambiti diversi, mantenendo sempre uno stretto legame tra le domande biologiche fondamentali e le loro possibili implicazioni traslazionali.
Nel mio caso, è stata lei ad aprirmi le porte della scienza. Fin da subito mi ha offerto occasioni importanti: mi ha dato la possibilità di partecipare a corsi e congressi internazionali, di viaggiare, di conoscere ricercatori provenienti da tutto il mondo e di confrontarmi con alcuni dei maggiori esperti nel campo della genetica del melanoma. Mi ha insegnato a farlo con naturalezza, senza sentirmi fuori posto e senza avere paura di esprimere le mie idee, pur essendo giovane.
È stata lei ad avviare la partecipazione del nostro gruppo a grandi consorzi internazionali, creando collaborazioni proseguite negli anni e diventate, in molti casi, legami duraturi e vere amicizie. Lo testimoniano i numerosi messaggi di cordoglio che abbiamo ricevuto da colleghi italiani e stranieri, nei quali, accanto alla sua caratura scientifica, venivano ricordate soprattutto la sua umanità, la sua determinazione e la capacità di lasciare un segno.
La sua scomparsa significa per noi la perdita di un mentore. A me ha trasmesso la passione per la ricerca, la curiosità, il dubbio e la capacità di mettere in discussione le idee più consolidate. Mi ha insegnato a non scegliere necessariamente la strada già battuta e più semplice, ma a seguire le intuizioni, sostenendole sempre con il rigore del metodo scientifico. Nei lunghi e non facili anni del precariato mi ha spronata ad andare avanti e a superare le difficoltà, aiutandomi a non perdere fiducia in ciò che stavo costruendo. Non ho mollato perché credevo profondamente in quella strada, ma anche perché sentivo che lei credeva in me. Vanna pensava in modo originale e spesso anticipava temi e direzioni che sarebbero diventati importanti soltanto molti anni dopo. Professionalmente le devo moltissimo, se non tutto.
A un certo punto ho cominciato a capire il suo modo di pensare e, quasi senza accorgermene, a pensare come lei. È stato allora che ho capito di essere pronta: avevo imparato a ragionare in modo autonomo, a mettere in dubbio le mie convinzioni e a cercare la mia strada.
È ciò che auguro ai giovani ed è ciò che Vanna chiedeva loro: non semplicemente di fare sacrifici, ma di diventare indipendenti, curiosi e proattivi, capaci di costruire una propria realtà. Li incoraggiava a pensare in grande e a non avere paura di farlo, ma anche a lavorare ogni giorno con pazienza e rigore. Credeva nelle potenzialità delle persone e voleva che ciascuno imparasse a camminare con le proprie gambe. Dietro il suo carattere forte c’erano una grande sensibilità e un’attenzione autentica per gli altri.
Vanna amava gli incontri, i congressi e i momenti di convivialità che li accompagnavano. Le piaceva ritrovare colleghi e amici, discutere di scienza e condividere idee, ma anche contribuire in prima persona all’organizzazione dei congressi. Per lei questi appuntamenti non erano soltanto occasioni scientifiche: erano momenti nei quali si costruivano relazioni e si rafforzava il senso di appartenenza a una comunità.
Anche dopo il pensionamento ha continuato a sostenere la ricerca e i giovani ricercatori attraverso l’associazione AR3, Associazione per la Ricerca sui Tumori Rari ed Ereditari, che aveva fondato e alla quale teneva moltissimo. Ancora una volta aveva trasformato un’idea in qualcosa di concreto.
Molti dei colleghi più giovani dell’AIBG non hanno avuto la fortuna di conoscerla. Noi che giovani lo siamo meno cercheremo di trasmettere ciò che ci ha insegnato: il rigore nella ricerca, la curiosità, l’indipendenza di pensiero, la capacità di guardare avanti e il coraggio di costruire.
Vanna avrebbe voluto essere con noi al prossimo Congresso AIBG, che organizzeremo qui a Camogli. Avrebbe voluto ritrovare tanti colleghi e amici, seguire le sessioni, e condividere con noi anche i momenti conviviali. La sua assenza renderà inevitabilmente diverso questo incontro, ma in qualche modo Vanna sarà con noi: nelle persone che ha formato, nei legami scientifici e umani che ha fatto nascere e nel lavoro che continuiamo a portare avanti anche grazie a lei.
Grazie all’AIBG, in questa pagina il suo ricordo resterà accanto a quello di colleghi e amici che Vanna aveva conosciuto e stimato profondamente. Credo che le avrebbe fatto piacere sapere di continuare a far parte, anche in questo modo, della comunità scientifica alla quale è stata tanto legata.
Vanna è stata una persona indimenticabile, per le sue qualità scientifiche e professionali, ma anche e soprattutto per le sue straordinarie qualità umane, per la gentilezza e la passione con cui ha sempre accompagnato il suo lavoro.
Ci sono persone che, anche quando non ci sono più, continuano a far parte della storia di una comunità. Vanna sarà certamente una di queste. Il suo ricordo resterà vivo nelle azioni di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerla e di condividere con lei una parte del proprio percorso.
Ci mancherà tantissimo.
Con profonda commozione,
Paola Ghiorzo